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JFK - Inaugural Address, Jan. 20th 1961

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giovedì 19 novembre 2009

La Caserma della (NON) Libertà

Dal sito ufficiale del PdL:

BONDI: Valutiamo con attenzione la saldatura culturale fra Veltroni ed alcuni ex di An
18 novembre 2009 ore 16:15
"Tra la sinistra e gli ex Msi è avvenuta una saldatura che va valutata con attenzione".

Lo ha affermato il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, commentando la proposta di legge bipartisan sull’immigrazione presentata da Walter Veltroni insieme, tra gli altri, a Flavia Perina e Fabio Granata. "La conferenza stampa congiunta dell`On. Perina e dell`On. Veltroni nel corso della quale è stata illustrata una proposta di legge sulla cittadinanza non deve destare scandalo. E` una notizia, ed è una notizia degna di riflessione. E` avvenuta, infatti, una saldatura, innanzitutto sul piano culturale - come avevo recentemente avvertito - tra la sinistra e alcuni esponenti della destra italiana provenienti dalla storia del Msi e poi di Alleanza nazionale. E` un dato nuovo della situazione politica italiana da valutare con attenzione".

Uno che è stato Sindaco del PCI, di "cultura sinistra" se ne intende bene...
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CICCHITTO: E' inaccettabile che alcuni deputati del Pdl presentino il DDL sul voto ad immigrati con l'opposizione
18 novembre 2009 ore 16:51

"E’ inaccettabile che su un tema cosi’ delicato quale quello riguardante il tema della concessione del voto alle elezioni amministrative agli immigrati residenti in Italia da cinque anni alcuni colleghi appartenenti al gruppo del PDL abbiano preso l’iniziativa di presentare un disegno di legge firmato con esponenti di tutti i gruppi dell’opposizione, senza che la presidenza del gruppo sia stata minimante interpellata e tenendo conto che questa proposta non e’ contenuta nel programma di governo".


Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl che ha osservato:
"D’altra parte la materia non rientra in quelle riguardanti la bioetica, come il testamento biologico, sulle quali vige la liberta’ di coscienza. Ricordiamo che in una riunione dell’ufficio di Presidenza i coordinatori nazionali del partito avevano preannunziato che si sarebbe svolta una riunione dell’organismo dirigente del partito, vista l’esistenza di diversi pareri sull’argomento. Evidentemente va fatta una scelta politica ricorrendo all’unico strumento decisionale possibile, quello costituito dal metodo democratico. Di conseguenza invitiamo i coordinatori nazionali a convocare riunioni degli organismi statutari che discutano e decidano.


In assenza di riunioni dell’Ufficio di Presidenza, ed eventualmente della direzione, su tutte le questioni in discussione, si verifica una situazione nella quale si sovrappongono le posizioni piu’ diverse senza che si sappia qual’e’ la linea del partito, con conseguenze negative. Auspichiamo la continuita’ dell’opera di governo, l’unita’ del PdL e l’omogeneita’ della maggioranza. Per favorire questo risultato e’ indispensabile che ci sia una sede, quella degli organismi di partito, di discussione e di decisione. In caso diverso nel PdL non ci sara’ certo un ’regime da caserma’, ma quello che De Gaulle chiamava ’lo chanlit’, con i rischi conseguenti che sono stati evocati ieri dal Presidente Schifani, che noi francamente vorremmo evitare visto che pensiamo alla passione politica dei militanti e degli elettori del PdL che ci hanno votato nel 2008 sulla base di un preciso programma che nessuno ha il diritto di annullare, ne’ con iniziative unilaterali ne’ con azioni cosiddette bipartisan. Noi riteniamo che esistano tutte le condizioni per andare avanti. Esistono opinioni comuni su tutti i problemi principali da parte di una larghissima maggioranza sia dei gruppi parlamentari, sia del PdL, aldila’ della stessa origine da Forza Italia, da AN e dagli altri partiti che si sono ritrovati nella formazione del partito unitario fondato sulla leadership politica e di governo di Silvio Berlusconi".

Com'era il discorso sul "nn è vero ke il PdL è una caserma"?!?

mercoledì 18 novembre 2009

Gheddafi e Dalai Lama: il Governo concede troppo al primo, troppo poco al secondo

di Benedetto Della Vedova & Carmelo Palma

C’è un’obiettiva sproporzione politica e simbolica tra l’accoglienza calorosa riservata al Colonnello Gheddafi e il silenzio con cui l’esecutivo sta accompagnando l’inizio della visita del Dalai Lama in Italia. Dal primo si sono dovute sentire, per l’ennesima volta, parole di propaganda antisemita e di derisione esplicita della fede cristiana, che non ci pare abbiamo suscitato reazioni veementi e risentite. Dal secondo non ci si potrà che attendere parole di pace e di riconciliazione che, purtroppo, continuano a non trovare effettivo riscontro sul piano internazionale.
Il problema, ancora una volta, non è fare la “pagella” dei buoni e dei cattivi, perché il governo di una medio-grande potenza industriale è tenuto a mantenere relazioni proficue con qualunque interlocutore, nel nome degli interessi del Paese e delle esigenze di pace e di stabilità della comunità internazionale. Nel contempo, però, un grande Paese è anche tenuto a promuovere e riconoscere le leadership che più possono favorire il raggiungimento di questi obiettivi e di arginare quelle che, al contrario, non sono interessate a consolidare, ma a destabilizzare gli equilibri globali. Non occorre essere un esperto o un analista per comprendere chi tra il Colonnello Gheddafi e il Dalai Lama rientri nella prima categoria e chi nella seconda.

Nella scorsa legislatura ritenevamo che l’incontro del Dalai Lama con il Presidente Prodi o con un esponente del Governo incaricato dal capo dell’esecutivo avrebbe rappresentato un messaggio esplicito e amichevole nei confronti delle autorità cinesi; a maggiore ragione oggi pensiamo che, dopo le parole di Obama, il presidente Berlusconi abbia l’opportunità di concorrere, con un gesto concreto e eloquente, alla ripresa dei negoziati tra il regime cinese e le autorità tibetane in esilio. La piattaforma del Dalai Lama (un piano per l’autonomia religiosa, culturale e civile del Tibet) è lontana anni luce da una qualunque pretesa secessionista, e non compromette né mette in discussione la sicurezza né l’unità della Repubblica Popolare Cinese.
Nella storia della Repubblica, un solo Presidente del Consiglio accettò di incontrare il Dalai Lama: il neo-eletto Berlusconi, nel 1994. Auspichiamo che lo scandalo si ripeta. E che al contrario non si ripeta l’imbarazzante spettacolo delle tournée italiane del Colonnello Gheddafi, a metà tra l’avanspettacolo, l’irrisione, e la performace narcisistica. Quella che i più (a destra come a sinistra) hanno salutato con la benevola condiscendenza che si riserva ad un vecchio clown, e non con la severità che si merita un vecchio tiranno.


CREDITS: Libertiamo

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E' indubbiamente una vergonga, che il nostro Paese sia prono verso dittatori terroristi senza scrupoli come Gheddafi (e anke Putin, nn dimentichiamocelo), e poi non abbia il coraggio di dar voce al Dalai Lama e alle istanze tibetane. Certo, non è ke il "fratello maggiore" USA dia tanto il buon esempio, ma appunto poteva essere un'occasione per dimostrare anke ke l'Italia non è subalterna a nessuno, principale alleato compreso.

Fortunatamente, a questa ignavia si opponel l'eccezione del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini. L'ex leader di AN ospiterà infatti a Montecitorio la guida spirituale buddhista. Bravo Gianfranco, continui a farmi/farci sognare!!!